Hidden geometries

Geometrie nascoste

 

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The Hidden Geometries project was exhibited in February 2018 at the "Paola Meliga Art Gallery"
Il progetto Hidden Geometries è stato esposto nel febbraio 2018 presso la  "Galleria d'Arte Paola Meliga"

 

 

Via Maria Vittoria 46/D
10123 Torino

011 2079983

paolameliga@libero.it

website Paola Meliga Art Gallery

"The city does not say its past, it contains it like the lines of a hand, written in the corners of the streets, in the grids of the windows"

                                  Italo Calvino, from "The invisible cities"

 

Looking at his photographs we are immediately struck by two obvious guidelines: the need for proximity and the search for synthesis.

Nothing and no one ever appears distant in his shots, the shot is always fiercely limited to what is strictly necessary: ​​Alberto reminds us insistently that we can describe a person, a situation, an object, only approaching as much as possible, making it the center of their own attentions, the only attention at that precise moment.

Like the Impressionists in painting, they came to the description of a reality through its fragmentation of lights, colors, shapes, and then resubmit it and make it rediscovered remotely, on the contrary Alberto manages to nail the moment that summarizes it on paper, and it would no longer be thinkable in the previous moment or in the next one.

Retracing the Turin that Alberto Bari presents us in this work, we realize how much he really loves his city: to the point of emptying it of its inhabitants to offer it in this way, naked in its architecture, materials and colors.

It is a Turin tenaciously projected towards the future in its new buildings, the one photographed is a city that does not renounce: it presents itself to the eyes of the beholder with the pride of the awareness that grants it to history.

Alberto Bari, supported by his usual technical perfection, explores the volumes and colors, researching in it the detail, highlighting the modularity and the backgrounds.

But it is also a search for beauty, a proud look at the places visited and in which life flows day after day: the thought that there is a way of looking - and representing the world - that is exercised and refined in the search for precision and harmony.

There is no moralistic or sociological intention in the work of Alberto Bari: the city is offered to us as it presents itself daily, but the photographer tells us of the beauty that is lost to our often anesthetized view.

As an invitation to see, as well as to look.

To put it with John Berger, every photograph is a means of verifying, confirming and constructing a total vision of reality.

 

Arch. Gianfranco Coggiola

Professor of Art History

“La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre”

                                                                                                                                             Italo Calvino, da “Le città invisibili”

 

Osservando le sue fotografie si rimane colpiti subito da due linee guida evidenti: l’esigenza di prossimità  e la ricerca di sintesi. 

Nulla e nessuno si presenta mai distante nei suoi scatti, l’inquadratura è sempre ferocemente limitata allo stretto necessario: Alberto ci ricorda insistentemente che si può descrivere una persona, una situazione, un oggetto, solamente avvicinandosi il più possibile, rendendola il centro delle proprie attenzioni, l’unica attenzione in quel preciso istante. 

Come gli Impressionisti in pittura giungevano alla descrizione di una realtà  attraverso la sua frammentazione di luci, colori, forme, per poi ripresentarla e farcela ritrovare ricompattata a distanza, al contrario Alberto riesce a inchiodare sulla carta quel momento che la riassume, e non sarebbe più pensabile nell’attimo precedente né in quello successivo. 

Ripercorrendo la Torino che Alberto Bari ci presenta in questo lavoro, ci si rende conto di quanto egli ami davvero la sua città: al punto da svuotarla dei suoi abitanti per offrirla così, nuda nelle sue architetture, nei materiali, nei colori.

E’ una Torino tenacemente proiettata verso il futuro nei suoi nuovi edifici, quella fotografata è una città che non rinuncia: si presenta agli occhi di chi guarda con l’orgoglio della consapevolezza che le concede la Storia.

Alberto Bari, sorretto dalla sua consueta perfezione tecnica, ne scandaglia i volumi e colori ricercando in essa il dettaglio, evidenziandone le modularità e le campiture. 

Ma è anche una ricerca sulla bellezza la sua, uno sguardo fiero sui luoghi visitati e nei quali la vita scorre un giorno dopo l’altro: il pensiero che esista un modo di guardare – e di rappresentare il mondo – che si esercita e raffina nella ricerca di precisione ed armonia.

Non c’è alcun intento moralistico o sociologico nel lavoro di Alberto Bari: la città ci viene offerta come si presenta quotidianamente, ma il fotografo ce ne segnala la bellezza che si perde alla nostra visuale così sovente anestetizzata.

Come un invito a vedere, oltre che a guardare.

Per dirla con John Berger, ogni fotografia è un mezzo per verificare, confermare e costruire una visione totale della realtà.

 

Arch. Gianfranco Coggiola

Docente di Storia dell’Arte